Territorio · Rischio idrogeologico · Storia
Due secoli di alluvioni documentate sul massiccio del Matese: Volturno, Biferno, Tammaro. I nomi delle vittime, i danni quantificati, le fonti. E una domanda che resta senza risposta: perché ogni volta ci sorprende?
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1857: ventinove morti a Sant’Angelo d’Alife. Una lezione che il Matese non ha ancora imparato documenta l’evento fondativo di questa serie e introduce il quadro storico del rischio sul versante campano.
La lettura di questo articolo non è necessaria per seguire la serie, ma offre un contesto più ampio e le fonti storiche di riferimento.
Il 13 settembre 1857, mentre a Sant’Angelo d’Alife l’avvocato Domenico Viti contava i morti dell’alluvione — ventinove, uno per uno, con nome e paese d’origine — a pochi chilometri di distanza il torrente Torano stava devastando Piedimonte d’Alife. La stessa data, la stessa origine: le piogge scaricate in poche ore dal massiccio del Matese su fondovalle che non avevano la capacità di assorbirle. Lo stesso meccanismo che, con cadenza che avrebbe dovuto insegnare qualcosa, si sarebbe ripetuto nei decenni e nei secoli successivi — e che si è ripetuto ancora, recentissimamente, nell’aprile del 2026.
Questo primo episodio della miniserie Matese e l’acqua è prima di tutto una cronaca documentata. Non un’analisi — quella verrà nei prossimi episodi — ma un inventario: gli eventi, le date, le fonti, i numeri. Il punto di partenza è l’articolo già pubblicato su questo sito, 1857: ventinove morti a Sant’Angelo d’Alife. Una lezione che il Matese non ha ancora imparato, che documenta nel dettaglio quell’evento e le sue implicazioni. Qui allarghiamo lo sguardo all’intero sistema idrografico del massiccio, su entrambi i versanti, su due secoli di storia.
Una premessa necessaria: ciò che le fonti non dicono
Gli eventi che seguono sono quelli per i quali esiste una fonte scritta verificabile — una cronaca, un atto amministrativo, un articolo di giornale, uno studio accademico. Sono la parte documentata di una storia molto più lunga e capillare.
La memoria che non è stata scritta
Per ogni alluvione documentata in questo articolo ne esistono probabilmente decine di minori che non hanno lasciato traccia negli archivi. Esondazioni stagionali che allagavano i campi ma non i centri abitati. Frane che tagliavano una mulattiera per qualche giorno. Torrenti che portavano via un ponte di legno, poi ricostruito senza che nessuno ne lasciasse memoria scritta. Annate in cui l’arrivo dell’autunno era atteso con ansia perché si sapeva — per esperienza diretta, per racconto del nonno — che certe piogge su certi versanti significavano certe conseguenze a valle.
Questa memoria esiste ancora, affidata alle narrazioni orali delle comunità locali. È una fonte preziosa e fragile allo stesso tempo: preziosa perché registra eventi e pattern che nessun archivio conserva; fragile perché con ogni generazione che passa si assottiglia fino a scomparire. Raccoglierla — sistematicamente, con metodo, prima che sia troppo tardi — è parte integrante di quel lavoro di conoscenza del territorio che questa miniserie propone come priorità.
Gli eventi documentati qui sotto sono la punta visibile. Il resto attende ancora di essere ascoltato.
Il massiccio e i suoi fiumi
Il Matese è un massiccio carbonatico ad altissima permeabilità, spartiacque naturale tra due versanti e tre bacini idrografici principali. Sul versante tirrenico nasce il Volturno, che raccoglie le acque della piana campana fino al mare. Sul versante adriatico nasce il Biferno — dalle sorgenti di Pietrecadute e del Calderari presso Bojano — e il Tammaro, che scende verso il Sannio beneventano confluendo nel Calore. A questi si aggiungono decine di torrenti minori, molti a carattere stagionale, che drenano i versanti verso i fondovalle abitati.
È un sistema idrologico unitario che la politica ha diviso in due regioni ma che la geologia non ha mai separato. Tutto ciò che accade sul massiccio produce effetti misurabili su entrambi i versanti, su tre bacini idrografici principali e sui comuni che li abitano.
La cronologia documentata
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1803
Piedimonte d’Alife — Bacino del Volturno
Prima inondazione documentata a Piedimonte d’Alife. Il torrente Torano investe il centro abitato. Le fonti locali la citano come riferimento cronologico, senza dettagli quantitativi precisi su vittime o danni.
Fonte: cronache locali, Wikipedia — Piedimonte Matese. -
1841 — settembre
Molise intero + Piedimonte d’Alife — Bacini di Biferno, Tammaro, Trigno, Fortore e Volturno
L’evento più catastrofico del XIX secolo per l’intera area matesina. Sul versante molisano: 47 comuni coinvolti, 43 vittime accertate, danni stimati in 193.900 ducati — di cui 30.000 per i soli ponti distrutti sul Biferno. L’ingegnere Berardino Musenga scrisse che si trattava di un’alluvione «non accaduta da migliaia di anni». Sul versante campano, Piedimonte d’Alife fu colpita da una grave inondazione rimasta nella memoria collettiva come evento di riferimento. Il 23 settembre 1841 una seconda ondata colpì comuni vicini al Tammaro e al Biferno.
Fonte: Walter Palmieri, Uomini e dissesti: frane e alluvioni nell’Ottocento molisano, ResearchGate, 2006. -
1857 — 13 settembre
Sant’Angelo d’Alife e Piedimonte d’Alife — Bacino del Volturno
La stessa data, due disastri simultanei sullo stesso bacino. A Sant’Angelo d’Alife: 29 morti documentati con nome e paese d’origine dal Prof. Avv. Domenico Viti. A Piedimonte d’Alife: il torrente Torano, gonfiato dal torrente Rivo, investì il centro abitato con una furia descritta dal medico locale Vincenzo Coppola come una visione di «macigni di immensa mole» e strade «convertite in banchi di ciottoli e ghiaia». Francesco Viti redasse una relazione storica di 102 pagine pubblicata a Napoli nel 1858.
Fonte: Prof. Avv. Domenico Viti, narrazione manoscritta; Francesco Viti, Napoli 1858; Vincenzo Coppola, Archivio Famiglia Scorciarini Coppola; clarusonline.it, gennaio 2019. -
1868 — giugno
Bojano e comuni del circondario di Isernia — Bacino del Biferno
Undici anni dopo il 1857, il Biferno torna a esondare sul versante molisano. Bojano e numerosi comuni del circondario di Isernia registrano morti e gravi danni alle campagne. L’evento conferma che il 1841 e il 1857 non erano anomalie irripetibili ma manifestazioni ricorrenti di una vulnerabilità strutturale.
Fonte: Walter Palmieri, Uomini e dissesti: frane e alluvioni nell’Ottocento molisano, 2006. -
1960
Piedimonte Matese — Bacino del Volturno
Un’ulteriore alluvione del Torano convince le autorità a intervenire strutturalmente: nel 1963 le acque vengono deviate nell’acquedotto campano; nel 1965 il letto del fiume viene tombato sotto il centro abitato. Una soluzione che elimina il rischio visibile ma lo trasforma in rischio nascosto. Ancora oggi il parcheggio seminterrato di Piazza De Benedictis presenta problemi di rischio idrodinamico sull’alveo tombato del Torano.
Fonte: Comune di Piedimonte Matese; Wikipedia — Piedimonte Matese; clarusonline.it, gennaio 2019. -
2003 — 25 gennaio
Basso Molise, Termoli, Campomarino — Bacino del Biferno
Il Biferno dà luogo a una piena straordinaria. La zona industriale di Termoli e parte del comune di Campomarino vengono sommerse. Danni per oltre un miliardo di euro, di cui circa 250 milioni al solo stabilimento Fiat. Nessuna vittima per caso fortuito. La Regione Molise riceve 15 milioni di euro per la messa in sicurezza degli argini del Biferno. Vent’anni dopo, quei fondi non risultano ancora impiegati a quello scopo.
Fonte: PrimoPiano Molise, gennaio 2023; Wikipedia — Biferno; Il Giornale del Molise, novembre 2012. -
2015 — 15 ottobre
Benevento e Sannio — Bacino del Tammaro e del Calore
Fortissime piogge sul bacino matesino causano l’esondazione simultanea del Calore, del Sabato e del Tammaro. Due vittime: una settantenne di Pago Veiano travolta dalla piena del Tammaro; un uomo di Montesarchio che perde la vita mentre tenta di liberare lo scantinato dal fango. Danni per oltre 121 milioni di euro. Il Pastificio Rummo, travolto da un’onda alta oltre otto metri, viene distrutto.
Fonte: Fanpage.it, ottobre 2020; Wikipedia — Alluvione di Benevento del 15 ottobre 2015; Regione Campania, ottobre 2025. -
2022 — novembre
Bojano e area matesina molisana — Bacino del Biferno
Il ciclone Denise porta il Biferno a superare il livello degli argini a Bojano, riversandosi nel centro abitato. Decine di interventi dei vigili del fuoco per allagamenti nell’area matesina. Vento con raffiche fino a 120 km/h sui crinali. Scuole chiuse con ordinanza urgente.
Fonte: Meteoweb.eu, novembre 2022. -
2026 — 31 marzo / 9 aprile
Basso Molise, Termoli, area matesina — Bacino del Biferno
Dieci giorni di emergenza consecutiva sul versante molisano del Matese. Il Biferno raggiunge il livello di allerta massima — Scenario 4 del piano di Protezione Civile — con evacuazioni a Termoli e chiusura della Bifernina. La zona industriale di Termoli subisce gravi allagamenti. I dieci giorni comprendono anche il crollo di un ponte sulla Statale 16, una frana a Petacciato e l’interruzione della ferrovia adriatica. Danni stimati in oltre 400 milioni di euro. Coldiretti denuncia ancora una volta la mancata realizzazione delle opere di messa in sicurezza degli argini, nonostante i fondi stanziati ventitré anni prima. A due settimane dall’evento si apre un tavolo permanente tra Regione, Cosib, Comune di Termoli e aziende.
Fonte: Meteoweb.eu, aprile 2026; Il Fatto Quotidiano, aprile 2026; LaPresse, aprile 2026; PrimoNumero.it, aprile 2026; TermoliOnLine.it, aprile 2026.
Cosa ci dice questa cronologia
Messa in fila, la sequenza è eloquente. Gli eventi catastrofici sul sistema idrografico del Matese non sono separati da secoli di quiete: si susseguono con una frequenza che oscilla tra i pochi anni e i pochi decenni. Il 1841 e il 1857 distano sedici anni. Il 1857 e il 1868 distano undici anni. Il 2003 e il 2015 distano dodici anni. Il 2022 e il 2026 distano quattro anni.
Su entrambi i versanti, su tutti e tre i bacini principali. Non è una serie di anomalie: è la frequenza normale di un sistema idrologico che viene periodicamente sollecitato oltre la sua capacità di risposta, in assenza di una gestione sistematica del territorio a monte.
Il dato che non cambia mai
In quasi ogni evento documentato si ripete la stessa sequenza: l’emergenza, i danni, la stima dei costi, il finanziamento di opere di messa in sicurezza, e poi — silenzio. Nel 2003 vengono stanziati 15 milioni per gli argini del Biferno: nel 2026 non risultano ancora spesi. Nel 1960 il Torano viene tombato a Piedimonte come soluzione definitiva: nel 2019 il parcheggio sopra l’alveo presenta ancora problemi di rischio idrodinamico. La risposta strutturale al rischio viene promessa dopo ogni catastrofe e differita prima della successiva.
La memoria documentata degli eventi serve anche a questo: a rendere visibile questa sequenza, a impedire che ogni nuova catastrofe venga trattata come la prima.
La soglia della documentazione
È importante essere chiari su un punto metodologico. Questa cronologia è costruita su fonti verificabili — archivi, studi accademici, articoli di giornale, atti istituzionali. Rappresenta gli eventi abbastanza gravi da lasciare una traccia scritta accessibile.
Al di sotto di questa soglia esiste un altro livello di storia, più capillare e più fragile: quello delle alluvioni minori che non hanno fatto vittime ma hanno allagato i campi, quello delle frane stagionali che interrompevano le mulattiere per qualche giorno, quello dei torrenti che si trasformavano ogni autunno in qualcosa di diverso da come li si conosceva. Questa memoria esiste ancora nei racconti degli anziani dei comuni matesini, in entrambe le regioni. Non è stata raccolta in modo sistematico. Con ogni generazione che passa, si assottiglia.
Raccoglierla — prima che scompaia — è parte integrante di quel lavoro di conoscenza del territorio che questa miniserie propone come priorità. Ed è anche, forse, il contributo più immediato che le comunità locali possono offrire: non aspettare che qualcuno venga a documentare, ma cominciare a farlo loro stesse.
Nel prossimo episodio di questa serie — Il territorio che amplifica — analizzeremo come le scelte urbanistiche del Novecento abbiano trasformato un rischio naturale già consistente in un rischio amplificato: le tombature, le strade costruite su vecchi alvei torrentizi, il tempo di corrivazione accorciato su entrambi i versanti.
Matese e l’acqua — la miniserie
- Episodio 1 — La memoria che non passa (questo articolo)
- Episodio 2 — Il territorio che amplifica
- Episodio 3 — Il monte che nessuno ascolta
- Episodio 4 — Cosa possiamo fare
Le fonti utilizzate includono: Walter Palmieri, Uomini e dissesti: frane e alluvioni nell’Ottocento molisano (ResearchGate, 2006); Francesco Viti, Dell’azione amministrativa nella calamità dell’alluvione del 13 settembre 1857 nel distretto di Piedimonte d’Alife (Napoli, 1858); Archivio Famiglia Scorciarini Coppola; clarusonline.it; Wikipedia; PrimoPiano Molise; Meteoweb.eu; Il Fatto Quotidiano; LaPresse; Regione Campania.
L’evento del marzo-aprile 2026 sul Biferno si è sviluppato tra il 31 marzo e il 9 aprile. I dati sui danni complessivi sono ancora in fase di rendicontazione istituzionale al momento della pubblicazione.
matese.bike — Miniserie: Matese e l’acqua — aprile 2026
