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Scenario A: il Parco che genera economia compatibile

Prima e Dopo la Cura — Episodio VI

Oltre il Fango: Verità Territoriali

Se il Parco Nazionale del Matese diventa un motore di economia compatibile, il paesaggio regge — ma solo se le regole reggono e il presidio umano torna. Non è una certezza. È una condizione.

Matese.bike · Miniserie “Prima e Dopo la Cura” · Episodio VI · 2026

Dove eravamo rimasti. L’episodio V ha documentato il paradosso fondamentale: il paesaggio che il Parco tutela è in larga misura il prodotto dell’abbandono, non di una scelta conservativa. Questo episodio costruisce il primo dei due scenari prospettici: cosa succede al territorio del Matese se il Parco funziona — se genera economia compatibile, attrae residenti, produce presidio umano e manutenzione attiva del territorio. È uno scenario ipotetico, ma fondato su dati reali e su esperienze comparabili già realizzate altrove in Italia.

La premessa: cosa significa “funzionare” per un parco

Un parco nazionale non funziona semplicemente perché esiste. Funziona quando produce un ciclo virtuoso: tutela del territorio → attrattività turistica → economia locale → presidio umano → manutenzione attiva → tutela più efficace del territorio. Ogni anello di questa catena deve reggere perché il ciclo si chiuda.

I dati nazionali dicono che questo ciclo è possibile. Nelle aree dei 24 parchi nazionali italiani il valore aggiunto prodotto dalle imprese private ammonta a 34,6 miliardi di euro.¹ Nelle aree protette nazionali, le imprese condotte da giovani under 35 rappresentano il 13,1 per cento del totale, contro l’11,1 per cento della media italiana — segno che l’area protetta attrae chi vuole investire in un territorio di qualità.² Il ciclo, dove funziona, funziona davvero.

Il modello di riferimento più vicino geograficamente e più rilevante per il Matese è il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise — il parco più antico d’Italia, istituito nel 1922, confinante con il territorio del Matese a nord-est.

Il modello Abruzzo: cento anni di apprendimento

Il Parco d’Abruzzo attira oggi oltre un milione di visitatori ogni anno su 50.500 ettari.³ Non ci è arrivato subito. Negli anni Settanta, quando il terzo grande ampliamento scongiurò la realizzazione di piste da sci tra Pescasseroli e Bisegna, la scelta fu esplicita: accoglienza selettiva del turismo ecologista e ambientalista, in contrasto con gli afflussi di massa. Non massimizzare i visitatori — scegliere quali visitatori.⁴

Il risultato è un modello economico dove il turismo naturalistico convive con le attività pastorali tradizionali, dove i borghi interni hanno mantenuto una struttura economica diversificata, e dove il lupo — simbolo del parco — è diventato un attrattore turistico invece che un problema da eliminare.

Per il Matese, che condivide con il Parco d’Abruzzo il corridoio biologico appenninico, la prossimità geografica è anche una prossimità di modello. Il lupo appenninico già frequenta i versanti del Matese. Il capriolo è stato reintrodotto nel 2008. Una coppia di aquile reali nidifica sul Matese in un sito storico documentato, con riproduzione accertata nell’ambito del progetto “Migrandata Matese”.⁷ Il territorio ha già le condizioni naturali — manca ancora il modello gestionale.

Le tre condizioni del ciclo virtuoso

Lo Scenario A non si realizza automaticamente con l’istituzione del Parco. Richiede tre condizioni che devono essere soddisfatte simultaneamente.

01

Economia compatibile — non monocultura turistica

Il turismo da solo non basta e, se mal governato, distrugge ciò che attrae. La condizione è che il Parco generi un mix di economie: turismo lento e naturalistico, agricoltura e pastorizia di qualità, artigianato, filiere corte. Il rischio da evitare è la trasformazione del territorio in un parco-tematico dove l’unica attività è far pagare i visitatori per guardare la natura. Quella non è tutela — è spettacolarizzazione dell’abbandono.

02

Presidio umano — non solo divieti

Il paesaggio del Matese richiede manutenzione attiva: sentieri percorsi, pascoli gestiti, boschi monitorati, versanti sorvegliati contro gli incendi. Quella manutenzione la può fare solo chi vive sul territorio. Il Parco deve quindi favorire il ritorno di residenti — giovani imprenditori, agricoltori, operatori turistici — non solo limitarsi a regolamentare chi c’è già.

03

Regole che reggono — non burocrazia che scoraggia

Il sistema normativo del Parco deve essere abbastanza robusto da proteggere il territorio dalle pressioni dello sviluppo eccessivo, ma abbastanza flessibile da permettere le attività compatibili senza trasformarsi in un ostacolo insormontabile per chi vuole investire. La storia del Matese insegna cosa succede quando le regole arrivano senza gli strumenti attuativi — il riferimento al Decreto Galasso degli anni Ottanta è ancora vivo nella memoria del territorio.

Il turismo lento come primo vettore

Il turismo lento — a piedi, in bicicletta, in moto, a cavallo — è la forma di fruizione più compatibile con il territorio del Matese e quella con il rapporto migliore tra impatto e valore economico generato. I dati nazionali lo confermano: le aree interne ospitano il 44 per cento dell’offerta ricettiva italiana e il 36 per cento delle presenze. Il cicloturismo da solo genera un impatto economico tra 4,7 e 7,6 miliardi di euro all’anno.⁵

Il turista lento spende localmente: dorme in strutture piccole a gestione familiare, mangia nei ristoranti del borgo, compra prodotti artigianali, si affida a guide locali. Non porta masse — porta qualità di spesa. E soprattutto, porta una motivazione che è compatibile con la tutela: viene per il territorio, non nonostante di esso.

“Chi arriva al Matese in sella — su una moto, su una bici, su un cavallo — non sta consumando il territorio. Sta presidiandolo. Sta aprendo sentieri con il suo passaggio, segnalando condizioni, documentando ciò che vede. È una forma di cittadinanza territoriale attiva.”

Il recupero della pastorizia: la condizione più difficile e più necessaria

Il turismo è il vettore più visibile, ma non è il più strutturante. La condizione più difficile — e più necessaria — è il recupero di una forma di economia pastorale e agricola compatibile con il Parco. È necessaria perché è l’unica attività che può mantenere aperti i pascoli, gestire i versanti, preservare la biodiversità delle praterie di alta quota che l’avanzata del bosco sta colonizzando.

Il modello esiste già, in forma residuale, a
Campitello di Sepino
come documentato nell’episodio V. La sfida è renderlo economicamente sostenibile in scala più ampia: prodotti caseari di qualità certificati dal Parco, filiere corte che collegano il produttore al visitatore, agriturismo integrato con l’offerta naturalistica.

📍 I luoghi dello Scenario A — dove è già visibile

Oasi WWF Guardiaregia-Campochiaro Istituita nel 1997, ampliata fino a 2.187 ettari — la seconda oasi più grande d’Italia. Ha già dimostrato che la tutela formale può coesistere con la fruizione controllata. Con l’istituzione del Parco Nazionale, questa esperienza ventennale diventa un patrimonio gestionale a disposizione dell’ente parco.⁶

Sella del Perrone Il valico a 1.275 metri tra Piedimonte Matese e Guardiaregia è già oggi un punto di convergenza per i motociclisti che attraversano il Matese. La sua posizione strategica — crocevia tra versante campano e molisano — lo rende il candidato naturale per un nodo di servizi per il turismo lento: punto informativo, ristoro, base per escursioni.

Bocca della Selva — Campitello Matese Il versante sciistico già esistente dimostra che il turismo invernale è praticabile. La sfida è estendere la stagione turistica agli altri tre: primavera, estate, autunno sono le stagioni del moto adventure, del trekking, del foliage. Un calendario turistico destagionalizzato è la condizione per rendere economicamente sostenibile l’investimento in strutture ricettive locali.

Il ruolo specifico del moto adventure

In questo scenario, il moto adventure non è un’attività marginale da tollerare — è uno degli strumenti più efficaci di presidio e documentazione del territorio. Chi percorre le piste del Matese con una moto da enduro o adventure vede il territorio nella sua continuità, nei suoi angoli nascosti, nelle sue criticità.

Va però precisato con chiarezza un punto normativo fondamentale: non tutti i percorsi del Parco sono liberi e fruibili con mezzi motorizzati. La legge quadro sulle aree protette (L. 394/1991) e i regolamenti dei singoli parchi stabiliscono una zonazione precisa che determina dove e come è possibile circolare.

Il modello di zonazione — il riscontro del Parco d’Abruzzo

Il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise — il riferimento comparabile più prossimo al Matese — articola il territorio in quattro zone con accesso progressivamente più aperto, organizzate come anelli concentrici dal nucleo più protetto verso la periferia abitata:⁸

Zona A — Riserva integrale: accesso esclusivamente a piedi su percorsi autorizzati. Nessun mezzo motorizzato. È il nucleo di massima protezione, dove si tutelano gli habitat più sensibili.

Zona B — Riserva generale: attività agro-silvo-pastorali consentite sotto controllo dell’Ente. Visita a piedi lungo itinerari turistici. Mezzi motorizzati esclusivamente su strade carrozzabili autorizzate al traffico — non su sentieri o piste.

Zona C — Protezione: ambiente tipicamente rurale a ridosso dei paesi. Visita libera. Attività umane compatibili con la presenza del Parco. È qui che il moto adventure trova il suo spazio principale, sui tracciati concordati con l’Ente.

Zona D — Sviluppo: villaggi abitati, centri storici. Fruizione piena, attività economiche, turismo.

Questo modello è il riscontro concreto di quanto proposto per il Matese. La struttura ad anelli concentrici non è una limitazione arbitraria — è la condizione che rende compatibile la fruizione motorizzata con la tutela, definendo con precisione dove si può andare, su quali percorsi, con quali modalità. I percorsi di moto adventure devono essere concordati con l’Ente Parco, finalizzati e tracciati — non improvvisati né basati su tracce condivise informalmente senza verifica della loro compatibilità con la zonazione.

Il valore del moto adventure come presidio del territorio si realizza pienamente proprio quando opera in questo quadro concordato: tracce GPS validate dall’Ente, segnalazione sistematica di anomalie (frane, sentieri chiusi, incendi), documentazione naturalistica integrata con il progetto di citizen science che matese.bike ha già proposto in collaborazione con il Parco. Il motociclista come sensore del territorio — ma un sensore che conosce i confini entro cui operare.

Quella capacità di attraversamento può diventare una risorsa sistematica per il Parco: non nonostante le regole, ma grazie ad esse.

La condizione che rende sostenibile lo Scenario A

Lo Scenario A non è uno scenario ottimista — è uno scenario condizionale. Il Parco che genera economia compatibile è possibile, ma richiede che le regole siano chiare, stabili e applicate. Il rischio opposto — quello di uno sviluppo incontrollato che distrugge la naturalità che attrae — è reale quanto il rischio dello spopolamento. La storia del Matese insegna che i sistemi si rompono quando le regole cambiano improvvisamente e senza strumenti attuativi adeguati.

Il successo dello Scenario A dipende da una condizione che non è né naturalistica né economica: è istituzionale. L’ente parco deve essere capace di governare la crescita che genera — di dire sì all’agriturismo e no alla speculazione edilizia, sì al moto adventure sui tratturi e no alle piste da motocross che distruggono i versanti, sì alla filiera casearia di qualità e no all’industrializzazione che svuota i pascoli del loro senso.

Note e fonti

¹ Symbola/Unioncamere, La ricchezza dei parchi – Beni Comuni e Green Economy, dati al 2011, symbola.net.

² ANCIAbruzzo / Unioncamere, L’economia reale nei Parchi Nazionali e nelle Aree Naturali Protette, anciabruzzo.it. Il dato sulle imprese under 35 (13,1% vs 11,1% media nazionale) è tratto da questo rapporto.

³ Regione Abruzzo / Abruzzo Turismo, Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, abruzzoturismo.it.

⁴ Wikipedia, Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, voce aggiornata aprile 2026. Il riferimento all’ampliamento del 1976 e alla scelta del turismo selettivo è documentato nella voce.

⁵ FIE Italia / AMODO, Mobilità dolce e sostenibile per lo sviluppo di borghi e aree interne, gennaio 2026, fieitalia.it. Il dato sul cicloturismo (4,7–7,6 miliardi/anno) è citato nel position paper AMODO.

⁸ Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, FAQ — Zonazione del Territorio, parcoabruzzo.it. La descrizione delle quattro zone (A, B, C, D) e le relative regole di accesso sono tratte dalla pagina ufficiale del Parco.

⁷ Capobianco G., L’aquila reale, la regina del Matese, matese.guideslow.it, ottobre 2019. L’articolo documenta la coppia residente, il sito di nidificazione storico e il giovane dell’anno osservato e fotografato nell’ambito del progetto “Migrandata Matese”.

⁶ WWF Italia, Nasce il Parco Nazionale del Matese, aprile 2025. Il dato sull’Oasi WWF di Guardiaregia-Campochiaro (2.187 ettari, seconda oasi più grande d’Italia) è tratto dal comunicato WWF.

Il prossimo e ultimo episodio della parte scenaristica costruisce lo Scenario B: cosa succede se il Parco non genera economia, lo spopolamento continua e il territorio degrada per abbandono anziché per sviluppo. È lo scenario che nessuno vuole — ma che la storia di questo territorio rende plausibile se le condizioni dello Scenario A non vengono soddisfatte.

Matese.bike · Redazione · Prima e Dopo la Cura, Ep. VI

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