Fauna del Matese: errori del passato, responsabilità del futuro
Un’analisi critica delle scelte gestionali che hanno segnato l’ecosistema del Matese, e le opportunità che il neonato Parco Nazionale offre per invertire la rotta.
Un patrimonio naturale fragile e non intatto
Il Massiccio del Matese è uno scrigno di biodiversità straordinaria: faggete, praterie d’alta quota, pareti rocciose, zone umide. Una fauna ricca e in parte rara — il lupo, il gatto selvatico, il capriolo reintrodotto, decine di specie di chirotteri, e un’unica coppia nidificante di aquila reale. Un territorio che il 22 aprile 2025 è diventato ufficialmente il 25° Parco Nazionale d’Italia, con i suoi 87.897 ettari a cavallo tra Campania e Molise.
Eppure chi conosce questo territorio sa che “patrimonio naturale” non è sinonimo di “ecosistema intatto”. Il Matese porta ancora i segni visibili di decenni di gestione faunistica approssimativa, condotta con logiche di corto respiro che hanno alterato equilibri costruiti in millenni. Comprendere quegli errori non è un esercizio accademico: è la condizione necessaria per non ripeterli, proprio nel momento in cui si costruisce la governance del Parco Nazionale.
Sus scrofa — Il cinghiale
Quando la caccia costruisce il problema che poi pretende di risolvere
Il cinghiale è oggi percepito come presenza naturale, quasi scontata, nelle foreste del Matese. Non è sempre stato così — e soprattutto non è questo il cinghiale che qui ha sempre vissuto.
A partire dagli anni ’50, con una forte accelerazione fino agli anni ’80, le amministrazioni regionali e provinciali italiane autorizzarono e finanziarono l’immissione di cinghiali provenienti dall’Europa orientale, incrociati spesso con suini domestici allevati allo stato brado. Lo scopo era uno solo: incrementare la disponibilità di selvaggina per la caccia. Il risultato è stato un disastro ecologico di lungo periodo: gli animali immessi erano più grandi, più prolifici e meno selvatici degli antenati appenninici. La sottospecie autoctona del Sud Italia — Sus scrofa meridionalis — è oggi considerata geneticamente compromessa o di fatto estinta al di fuori di Sardegna e Maremma. Sul Matese, uno studio genetico su campioni di DNA ha documentato l’ibridazione con il maiale domestico nelle popolazioni campane.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: danni alle colture, conflitti con allevatori, pressione costante sulle comunità locali. Nell’ottobre 2024 Coldiretti Caserta ha convocato un tavolo urgente al Parco Regionale del Matese per affrontare quella che ormai viene definita, senza eufemismi, una “emergenza cinghiali”.
La letteratura scientifica è oggi unanime: le battute, abbattendo femmine matriarcali e maschi dominanti, destabilizzano le strutture sociali dei branchi e innescano una risposta riproduttiva compensatoria. Si abbatte di più, e i cinghiali aumentano.
Capreolus capreolus — Il capriolo
Una reintroduzione che ha funzionato, e il perché
Non tutte le scelte faunistiche recenti sono state sbagliate. La reintroduzione del capriolo nel Parco Regionale del Matese, realizzata a partire dal 2008 con il supporto scientifico di DREAM Italia e il monitoraggio tramite radiotracking e collari satellitari, è un esempio di intervento pianificato e metodologicamente corretto.
Si valutarono e scartarono il cervo (competitivo con il bestiame in quota), il camoscio (distribuzione appenninica già critica), il daino (specie alloctona, vietata nelle aree protette). Si scelse il capriolo: brucatore di medie dimensioni, presente storicamente sul Matese, con una funzione ecologica precisa — diversificare le prede del lupo, riducendo la pressione sul bestiame domestico. Oggi il capriolo è una presenza stabile. La differenza con le immissioni di cinghiali è esattamente questa: intenzione, metodo e responsabilità scientifica.
Aquila chrysaetos — L’aquila reale
Una coppia, non una popolazione
Sul Matese è presente una sola coppia nidificante stabile di aquila reale, con qualche esemplare erratico. È l’unica delle tre coppie nidificanti dell’intera Campania. L’ultima documentazione pubblica verificata risale all’estate 2019, quando fu fotografata insieme a un giovane dell’anno nel sito storico di nidificazione, nell’ambito del progetto “Migrandata Matese”. Dati più recenti non risultano disponibili pubblicamente.
Una coppia sola non costituisce una popolazione vitale. Il Parco Nazionale ha il compito di monitorarla con continuità e di rendere pubblici i dati almeno su base annuale. Un indicatore biologico di questa fragilità non può essere gestito nell’anonimato.
Canis lupus italicus — Il lupo
Autoctono, ma non al sicuro
Sul lupo va fatta una precisione che troppo spesso manca nel dibattito pubblico: il lupo appenninico non è mai stato reintrodotto. La sua riespansione è avvenuta spontaneamente, grazie alla protezione legale degli anni ’70 e all’abbandono delle aree montane. È una storia di ritorno naturale, non di gestione umana diretta.
La minaccia principale non è la caccia — il lupo è specie protetta — ma un fenomeno silenzioso e scientificamente documentato: l’ibridazione con il cane domestico. Cane e lupo appartengono alla stessa specie (Canis lupus) e possono accoppiarsi generando prole fertile. Gli ibridi si reincrociano con i lupi puri, diluendo progressivamente il patrimonio genetico della sottospecie appenninica — Canis lupus italicus — risultato di migliaia di anni di adattamento evolutivo.
In alcune aree dell’Appennino settentrionale studi recenti hanno stimato prevalenze di ibridazione fino al 70%. Per il Sud Italia i dati sono molto più scarsi: la Regione Campania ha riconosciuto che le stime ISPRA, ferme al monitoraggio 2020-2021, non sono sufficienti a valutare la popolazione locale. Il randagismo canino, particolarmente marcato in Campania e Molise, rende il Matese un’area potenzialmente ad alto rischio — un rischio mai sistematicamente indagato.
Il Matese come nodo di una rete: i parchi vicini e i corridoi ecologici
Il Parco Nazionale del Matese non è un’isola. Si colloca in un sistema di aree protette tra le più importanti dell’Appennino centro-meridionale, ed è un fondamentale elemento di connessione ecologica tra i parchi abruzzesi e quelli dell’Appennino meridionale.
Serbatoio faunistico di riferimento. Corridoi percorsi regolarmente da lupi in dispersione verso il Matese.
Asse meridionale del sistema. Continuità ecologica verso Basilicata e Lagonegrese.
Corridoi lungo il Volturno verso la pianura campana, percorsi da lupi, cinghiali e caprioli.
50-60 esemplari rimasti. L’espansione verso il Matese è ritenuta indispensabile per evitarne l’estinzione funzionale.
Il progetto di pompaggio Pizzone II, previsto all’interno del PNALM, rischia di interrompere il corridoio ecologico tra il Parco d’Abruzzo e il Matese, precludendo ogni futura espansione dell’orso marsicano. Il 3 gennaio 2026, a Colli al Volturno, la manifestazione “I corridoi dell’orso: da due Parchi un cammino comune” ha visto la partecipazione del Presidente del Comitato di Gestione del Parco del Matese, Andrea Boggia. La cooperazione interistituzionale è già avviata.
La gestione faunistica del Parco non può essere pensata come una questione interna. Ogni scelta si propaga lungo questi corridoi e richiede coordinamento con gli enti contigui. La frammentazione istituzionale tra parchi nazionali, regionali e aree Natura 2000 è stata finora il principale ostacolo a una gestione coerente: il Parco Nazionale ha ora l’autorità per promuovere protocolli condivisi.
Quattro priorità per chi decide
Il Matese non è solo un parco. È un nodo critico dell’Appennino, un corridoio tra Nord e Sud, un laboratorio in cui si deciderà se l’Italia è capace di fare conservazione della natura con serietà. Questa è la posta in gioco.
DREAM Italia (reintroduzione capriolo PR Matese, 2008); Wikipedia – Parco Nazionale del Matese; Mazzatenta A., “Emergenza cinghiali”, Senato della Repubblica; LAV, “La vera storia dei cinghiali in Italia”; Coldiretti Caserta / Craterenews (ottobre 2024); matese.guideslow.it, “L’aquila reale, la regina del Matese” (2019); WWF Italia (aprile 2025); Il Post, “La principale minaccia per la conservazione del lupo in Italia” (aprile 2025); Sapienza/ISPRA, studio ibridazione lupo-cane (2021); Coordinamento No Pizzone II / Molisenews24 (dicembre 2025 – gennaio 2026); ISPRA, monitoraggio nazionale del lupo 2020-2021.