ANALISI · WORK IN PROGRESS
Nessun ente ha prodotto una verifica geografica sistematica della corrispondenza tra la zonazione normativa del DM 22 aprile 2025 e la realtà del territorio. matese.bike ha avviato questo lavoro. Questo articolo si aggiorna con l’avanzare della ricerca.
Il decreto e la zonazione: cosa dice la norma
Il Decreto del Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica del 22 aprile 2025, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 106 del 9 maggio 2025, istituisce in via provvisoria il Parco Nazionale del Matese e ne definisce la perimetrazione e la zonazione. L’art. 1 del decreto suddivide l’intero territorio del Parco — 87.897 ettari distribuiti su 52 comuni tra Campania e Molise — in tre zone, descritte nei termini seguenti:
Le tre zone del PNM secondo l’Art. 1, DM 22 aprile 2025
Zona 1 — di rilevante interesse naturalistico, paesaggistico, agricolo e/o storico culturale, con inesistente o minimo grado di antropizzazione.
Zona 2 — di valore naturalistico, paesaggistico, agricolo e/o storico culturale, con limitato grado di antropizzazione.
Zona 3 — di valore paesaggistico e/o storico culturale, di connessione ecologica, con elevato grado di antropizzazione.
Fonte: GU Serie Generale n. 106 del 9 maggio 2025, decreto 22 aprile 2025 «Perimetrazione e zonazione provvisorie del Parco nazionale del Matese» (25A02618).
Il grado di antropizzazione — inesistente, limitato, elevato — è il criterio centrale su cui si fonda la differenziazione normativa tra le zone. Da esso dipendono i regimi di divieto e autorizzazione disciplinati dagli articoli 5, 6, 7, 8, 9 e 10 del decreto. La definizione di cosa sia antropizzato o no, in ciascuna porzione del territorio, non è lasciata a valutazioni successive: è fissata dalla cartografia allegata al decreto stesso.
La zonazione è definita in un PDF allegato a un decreto. Non esistono dati vettoriali georiferiti resi pubblicamente disponibili da alcun ente.
Il problema dei dati: una zonazione inaccessibile
Il Ministero dell’Ambiente pubblica sul proprio portale istituzionale il decreto e la cartografia allegata esclusivamente in formato PDF — un file da 11 KB per la versione senza comuni, 14,3 KB per quella con comuni. Non è disponibile alcun dato vettoriale, nessun shapefile, nessun servizio WFS relativo alle zone del PNM. Il Geoportale Nazionale del MASE, che ha aggiornato i layer Rete Natura 2000 a gennaio 2026, non ha pubblicato la zonazione del Matese in formato interoperabile.
Questo non è un dettaglio tecnico secondario. La zonazione produce effetti giuridici immediati e concreti su proprietà, attività produttive, diritti d’uso su circa 88.000 ettari di territorio. Chi deve verificare se un proprio fondo ricade in Zona 1, 2 o 3 non dispone di strumenti digitali ufficiali per farlo: deve interpretare una carta in formato immagine, a scala 1:85.000, che nei comuni di confine non consente alcuna lettura precisa.
Il precedente non è incoraggiante. Già nel 2019, quando l’Ente Parco Regionale aveva pubblicato gli elaborati cartografici dell’ipotesi di perimetrazione, aveva precisato esplicitamente che quegli elaborati avevano «carattere orientativo e quindi sono da ritenersi puramente indicativi per ciò che riguarda le delimitazioni delle aree». Sette anni dopo, la situazione non è sostanzialmente cambiata: la zonazione ufficiale esiste, ma non è leggibile con strumenti GIS.
Nota metodologica. La ricognizione delle fonti di dati aperti condotta da matese.bike ha verificato: perimetro PNM disponibile via Overpass API (relazione OSM 14635178, derivata dalla precedente designazione di parco regionale, non dal decreto 2025); zone A/B/C presenti solo nel PDF del DM 22 aprile 2025; servizi WMS del Portale Cartografico Nazionale restituiscono errori 500; ZPS non presenti in OSM; dati EEA Natura 2000 aggiornati a dicembre 2024 disponibili ma non includono la zonazione interna del PNM.
Il lavoro in corso: digitalizzazione della zonazione
matese.bike ha avviato la digitalizzazione vettoriale della zonazione del PNM a partire dalla cartografia allegata al decreto (estratto GU in formato raster georeferenziato, proiezione EPSG:32633), utilizzando QGIS 3.44. Il metodo adottato è il seguente:
- Digitalizzazione diretta della Zona 1 (massima protezione, antropizzazione inesistente o minima) e della Zona 3 (elevata antropizzazione) per tracciatura vettoriale su raster di riferimento.
- Derivazione della Zona 2 per differenza geometrica: perimetro PNM − (Zona 1 ∪ Zona 3).
- Verifica puntuale delle aree di confine per allineamento con elementi fisici riconoscibili sul territorio (tracciati stradali, limiti di bosco, crinali).
- Controllo di validità geometrica sistematico e correzione delle sovrapposizioni residue tra zone adiacenti.
Il layer di zonazione è strutturato con campo Zona (tipo stringa, valori 1/2/3) e simbologia categorizzata, con etichette di legenda corrispondenti alla formulazione letterale del decreto.
Aggiornamento 1 — maggio 2025
Avvio della digitalizzazione vettoriale della Zona 1 e della Zona 3 su raster georeferenziato del decreto. Prime verifiche di corrispondenza con elementi fisici del territorio.
Ultimo aggiornamento: maggio 2025.
Aggiornamento 2 — giugno 2026
Il metodo adottato ha confermato che la precisione geometrica della cartografia ministeriale è sufficiente a consentire il riconoscimento dei riferimenti territoriali: i limiti di zona seguono con coerenza curve di livello a quota intera, margini del bosco, tracciati stradali e sentieristici. Il tratto grafico del decreto è tuttavia spesso, e in corrispondenza dei bordi la lettura richiede interpretazione contestuale del territorio — non semplice trasposizione meccanica del segno.
Ultimo aggiornamento: giugno 2026.
Aggiornamento 3 — giugno 2026
La digitalizzazione vettoriale dell’intero perimetro del Parco è stata completata per tutte e tre le zone. La Zona 2 è stata interamente derivata per differenza geometrica dal perimetro ufficiale meno l’unione di Zona 1 e Zona 3, comprese le numerose porzioni interne isolate (enclave) circondate da Zona 1 o Zona 3. Sono stati eseguiti controlli sistematici di validità geometrica sull’intero layer e corretti i casi di sovrapposizione residua tra zone adiacenti riscontrati nelle fasi di verifica puntuale.
La mappa interattiva è stata arricchita con due nuovi livelli, entrambi attivabili e disattivabili singolarmente: il perimetro ufficiale del Parco e la rete sentieristica CAI presente in OpenStreetMap, utile per un primo confronto visivo tra zonazione normativa e infrastruttura escursionistica esistente.
Restano da consolidare alcuni allineamenti di dettaglio lungo i confini tra zone adiacenti, individuati durante la verifica puntuale e in corso di correzione progressiva. Il prossimo passo riguarda il calcolo delle superfici effettive per ciascuna zona, da confrontare con eventuali dati ufficiali che dovessero essere resi disponibili.
Ultimo aggiornamento: giugno 2026. La mappa si aggiorna con l’avanzare del lavoro di verifica.
Aggiornamento 4 — luglio 2026
Il 1° luglio 2026 matese.bike ha presentato al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) un’istanza di accesso civico generalizzato ai sensi dell’art. 5, comma 2, del D.Lgs. 14 marzo 2013, n. 33, trasmessa via PEC all’indirizzo istituzionale della Direzione Generale Patrimonio Naturalistico e Mare. L’istanza richiede la relazione tecnica finale redatta da ISPRA e trasmessa al MASE con nota prot. n. 13638/2024 dell’8 marzo 2024 — il documento citato nel preambolo del DM 22 aprile 2025 come presupposto scientifico della zonazione — e i dataset geografici vettoriali (shapefile o GeoPackage) relativi alla perimetrazione e alla zonazione interna del Parco.
La funzione di questa richiesta è duplice: ottenere i dati originali su cui si fonda il decreto e verificarne la corrispondenza con la cartografia digitalizzata da matese.bike. Se i dataset ufficiali coincidono con la ricostruzione condotta, il lavoro è validato. Se emergono divergenze, queste diventano esse stesse oggetto di documentazione.
L’istanza era indirizzata per conoscenza anche a ISPRA. La PEC non è stata consegnata: il sistema ha restituito un avviso di mancata consegna con errore 5.1.1 (indirizzo non valido) per la casella protocollo.ispra@legalmail.it. L’indirizzo PEC ufficiale di ISPRA, pubblicato nella sezione Amministrazione Trasparente del sito istituzionale, è protocollo.ispra@ispra.legalmail.it. L’indirizzo che ha generato il bounce compare tuttavia in altre sezioni dello stesso sito istituzionale ISPRA, producendo una disomogeneità interna che non richiede competenze tecniche particolari per essere rilevata. La mancata notifica a ISPRA per conoscenza non inficia la validità dell’istanza, il cui unico destinatario obbligato è il MASE.
Il termine di legge per la risposta è di trenta giorni dalla ricezione. L’esito sarà documentato in questo articolo.
Aggiornamento: luglio 2026.
Le associazioni ambientaliste: trent’anni di pressione, un anno di silenzio territoriale
La rete associativa che ha sostenuto e promosso l’istituzione del PNM è ampia e articolata. Sul versante molisano figurano Salviamo l’Orso, Intramontes, CAI Bojano, Associazione Falco, Italia Nostra Campobasso, ENPA Isernia, ARDEA, LIPU Abruzzo e Molise, Io non ho Paura del Lupo, Rewilding Apennines. Sul versante campano-sannita: Amici del Parco di Pontelandolfo, Italia Nostra Matese–Alto Tammaro, Legambiente Molise, LIPU Benevento, WWF Sannio, WWF Molise, e numerose associazioni culturali locali.
Il motore giuridico dell’istituzione è stato Italia Nostra. Il TAR del Lazio ha accolto il ricorso presentato dall’associazione con sentenza del 24 ottobre 2024, ordinando al Ministero dell’Ambiente di provvedere entro 180 giorni alla delimitazione provvisoria e all’adozione delle misure di salvaguardia. Davide Iannelli, della sezione Matese–Alto Tammaro di Italia Nostra, ha dichiarato che la decisione di adire il giudice amministrativo «si è resa necessaria per sbloccare un iter settennale ostacolato da interessi speculativi e da inerzie burocratiche e politiche». Legambiente, dal canto suo, ha rivendicato il risultato come «il giusto riconoscimento all’impegno profuso da almeno tre generazioni di legambientini». Il WWF ha salutato l’istituzione come «un importante passo in avanti» verso l’obiettivo europeo di tutela del 30% del territorio entro il 2030, riservandosi però — nelle stesse ore della firma ministeriale — di «verificare nel dettaglio le disposizioni e la perimetrazione contenute nel decreto».
La verifica, a distanza di oltre un anno, non risulta essere stata resa pubblica da nessuna delle associazioni.
Le attività documentate nel periodo post-istituzione hanno carattere prevalentemente giuridico-reattivo. Legambiente Molise, dopo il rigetto da parte del TAR Lazio del ricorso del consigliere regionale Massimo Romano contro il decreto, ha dichiarato che «mentre la politica si perde in cavilli da azzeccagarbugli, il territorio aspetta dal 2017 una tutela più efficace e concreta». La Consulta del Matese — sodalizio che riunisce le principali associazioni ambientaliste locali — ha formalmente diffidato la Regione Campania a ritirare il Calendario Venatorio 2025-2026, ritenuto inadeguato rispetto all’istituzione provvisoria del Parco. Il WWF e l’Associazione Studi Ornitologici Italia Meridionale hanno ottenuto dalla direzione del Parco la sospensione di una prova sperimentale di monitoraggio del beccaccino con cani da ferma programmata per il 3 maggio 2026 all’interno dell’area protetta.
Si tratta, in tutti i casi, di risposte a eventi specifici. Non emerge, dalla documentazione disponibile, alcun programma strutturato di lettura del territorio, di verifica della corrispondenza tra zonazione normativa e realtà geografica, né di presidio continuativo delle comunità residenti.
Nessuna associazione ambientalista ha prodotto o reso pubblicamente disponibile una verifica geografica della zonazione del PNM. La cartografia ufficiale esiste solo in PDF.
Sul fronte della fauna problematica — questione che le comunità locali indicano come la più urgente — la contraddizione è particolarmente netta. Le associazioni che per decenni hanno sostenuto l’istituzione del parco non hanno prodotto un piano di gestione della sovrappopolazione di cinghiali nell’area protetta. È stato il Comitato di gestione provvisoria a rilasciare, nel febbraio 2026, il nulla osta all’applicazione dei Piani di Interventi Urgenti per il Comune di Morcone, autorizzando l’installazione di gabbie di cattura e prelievi da punti fissi con 14 coadiutori. Le stesse associazioni promotrici, in un documento pubblico, hanno riconosciuto che «la gestione della sovrappopolazione di cinghiali nell’area protetta andrebbe affrontata con l’insieme degli strumenti che scienza e norme prevedono» — senza documentare iniziative proprie sul campo.
Il dato è rilevante perché il cinghiale rappresenta la verifica più immediata e misurabile delle promesse implicite nell’istituzione di un’area protetta. La sua gestione inefficace nel territorio matesino precede il decreto di gran lunga: è il risultato di decenni di politiche faunistiche — alcune delle quali promosse o sostenute dalle stesse reti ambientaliste — che hanno introdotto o tollerato la sovrappopolazione a scopo venatorio senza prevedere strumenti di controllo adeguati. Il parco eredita questo quadro senza averlo prodotto, ma anche senza che nessuno dei soggetti che ne hanno promosso l’istituzione abbia affrontato il problema prima della firma ministeriale.
Cosa aggiunge matese.bike
La domanda che orienta questo lavoro è semplice: la zonazione del DM 22 aprile 2025 riflette la realtà del territorio? Le definizioni normative — «inesistente o minimo grado di antropizzazione» per la Zona 1, «limitato» per la Zona 2, «elevato» per la Zona 3 — corrispondono a ciò che è verificabile sul campo?
Per rispondere serve una lettura geografica sistematica, condotta con strumenti GIS, che sovrapponga la zonazione normativa alla realtà cartograficamente documentata: presenza di pascoli storici, tracciati viari rurali, insediamenti, attività agro-silvo-pastorali in atto. È il lavoro che nessun ente ha fatto, e che matese.bike sta facendo.
Questo non è un atto di opposizione al Parco. È l’esercizio di una funzione che il territorio richiede e che un sito di documentazione e lettura del territorio come matese.bike è strutturalmente in grado di svolgere: conoscenza diretta delle aree, capacità di percorrenza, strumenti di rilevamento geografico, e una prospettiva che non è né quella dell’ente gestore né quella delle associazioni promotrici, ma quella di chi usa il territorio come spazio di osservazione continua.
I risultati di questo lavoro saranno pubblicati progressivamente in questo articolo, con aggiornamenti datati, mappe interattive e documentazione delle anomalie rilevate.
Come seguire questo lavoro
I prossimi aggiornamenti di questo articolo documenteranno: il consolidamento degli allineamenti di dettaglio tra zone adiacenti; il calcolo delle superfici effettive per ciascuna zona; le anomalie rilevate tra classificazione normativa e realtà territoriale; e l’esito dell’istanza di accesso civico generalizzato presentata al MASE il 1° luglio 2026, il cui termine di risposta scade entro trenta giorni dalla ricezione.
matese.bike · Redazione
Primo aggiornamento: maggio 2025. Secondo aggiornamento: giugno 2026. Terzo aggiornamento: giugno 2026. Quarto aggiornamento: luglio 2026. Questo articolo è in aggiornamento continuo.
