Il mototurismo adventure non si misura in chilometri orari. Si misura in storie ascoltate, pascoli attraversati, piatti condivisi con chi quel territorio lo abita davvero.
Il 21 maggio 2026 l’avvocato Virgilio Romano, legale di Cantalupo nel Sannio, ha inviato una lettera al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Dietro la sua firma c’è un fronte cresciuto nel tempo: allevatori, aziende agricole, residenti dell’area matesina molisana che denunciano difficoltà concrete — danni da cinghiali sui pascoli, attacchi dei lupi al bestiame, limitazioni operative nelle aree agricole e montane. Difficoltà che il perimetro provvisorio del nascente Parco Nazionale del Matese ha reso, secondo loro, ancora più pesanti da portare.
Non è una posizione marginale. Il Consiglio Regionale del Molise ha espresso con un ordine del giorno una posizione critica sul DM del 22 aprile 2025. Il consigliere regionale Massimo Romano ha poi impugnato il decreto al TAR Lazio, ma il Tribunale Amministrativo (sentenza n. 04469/2026) ha dichiarato il ricorso inammissibile: un singolo consigliere, hanno stabilito i giudici, non è legittimato ad agire in sostituzione dell’ente Regione. La tensione tra tutela ambientale e sopravvivenza dei ceti produttivi locali è reale, documentata, e merita di essere letta senza semplificazioni.
Noi la leggiamo da una prospettiva particolare: quella di chi il Matese lo attraversa lentamente, con le mani sulle manopole e gli occhi aperti sul territorio.
Attraversare o abitare
C’è una differenza fondamentale tra attraversare un paesaggio e abitarlo, anche per poche ore. A velocità elevata si è spettatori in movimento: il Matese diventa una sequenza di curve, un dislivello, un tempo sul cronometro. A velocità consona — quella che la moto adventure suggerisce quando la strada diventa bianca, quando il fondo cambia, quando il bosco si chiude — accade qualcosa di diverso.
Ci si ferma. Si nota il pascolo recintato o abbandonato. Si incrocia un pastore e si scambiano due parole. Si capisce, senza che nessuno lo spieghi, che quell’economia è fragile e antica allo stesso tempo.
Il valore della moto adventure non è nella velocità che consente. È nella lentezza che suggerisce.
La moto adventure è lo strumento ideale per questo tipo di fruizione perché accede dove altri mezzi non arrivano — le strade forestali, i tratturi, i valichi minori — ma la sua qualità non è tecnica. È una qualità di sguardo. Chi percorre la Sella del Perrone al mattino presto, quando la nebbia sale dal lago di Gallo, sta leggendo il Matese in un modo che nessuna mappa restituisce.
Ciò che si vede lentamente
Le istanze che arrivano dal versante molisano non sono incomprensibili a chi percorre quei territori. I pascoli ci sono, li si attraversa. I cinghiali ci sono, se ne vedono i segni dappertutto — terreno rivoltato, recinzioni sforzate. Il problema della convivenza tra fauna selvatica e attività zootecnica è visibile a occhio nudo a chiunque si muova in quella fascia altitudinale.
Non è necessario prendere posizione sul merito politico-istituzionale della perimetrazione per riconoscere che quelle comunità esprimono una difficoltà autentica. Così come non è necessario essere contrari al parco per comprendere che un’istituzione che nasce senza dialogo con chi abita il territorio rischia di essere percepita come un vincolo calato dall’esterno piuttosto che come una risorsa condivisa.
Il Parco Nazionale del Matese è istituito per legge dal 2017 (L. 27 dicembre 2017, n. 205), ma per anni il Ministero dell’Ambiente non ha avviato la procedura di perimetrazione. Nel 2024 Italia Nostra ha presentato ricorso al TAR Lazio per inadempienza: con sentenza del 24 ottobre 2024 il Tribunale ha ordinato al Ministero di procedere entro 180 giorni alla delimitazione provvisoria e all’adozione delle misure di salvaguardia, pena la nomina di un commissario ad acta. Il DM del 22 aprile 2025 (GU n. 106) è la diretta conseguenza di quella sentenza.
Il decreto ha definito perimetro provvisorio e zonizzazione, istituendo un Comitato di Gestione presieduto da Andrea Boggia. L’iter non è concluso: la nascita definitiva dell’ente avviene con DPR, non ancora avviato. Il Consiglio Regionale del Molise ha espresso con un ordine del giorno una posizione critica sul decreto. Il consigliere regionale Massimo Romano ha poi impugnato il DM al TAR Lazio, ma il Tribunale (sentenza n. 04469/2026) ha dichiarato il ricorso inammissibile: un singolo consigliere non è legittimato ad agire in sostituzione dell’ente Regione. Le 18 associazioni ambientaliste che hanno richiesto interlocuzione con il Comitato — tra cui Italia Nostra, che il parco lo ha di fatto reso possibile — attendono ancora risposta istituzionale.
Il nostro posto in questo discorso
matese.bike non è un soggetto neutro. Siamo parte di una comunità di pratica — il mototurismo adventure — che ha un interesse diretto nella gestione del territorio del Parco: accesso alle strade forestali, fruibilità dei percorsi misti, continuità della rete di ospitalità diffusa che dipende dall’economia locale.
Ma siamo anche, in piccola parte, lettori del territorio. Ogni percorso che documentiamo è una forma di osservazione. Ogni sosta, ogni conversazione con un abitante, ogni scorcio che raccontiamo è un contributo alla conoscenza collettiva di un posto che molti non vedranno mai se non attraverso i nostri occhi.
Questo ci sembra il senso più profondo del mototurismo adventure sul Matese: non la conquista di un tracciato difficile, ma la costruzione paziente di una familiarità con un territorio complesso. Una familiarità che si accumula solo alla velocità giusta — quella consona, appunto — quella che lascia il tempo di guardare cosa c’è intorno.
Chi va piano vede di più. E chi vede di più ha qualcosa da raccontare.
matese.bike — redazione
