Storia del territorio · Piedimonte d’Alife, XIX secolo
Lo svizzero
arrivato dal nord
Come Gian Giacomo Egg, commerciante di Ellikon an der Thur, scelse le acque del Torano per costruire la prima grande industria meccanizzata del Mezzogiorno
Matese.bike · Miniserie “Il cotonificio sul Matese” · Puntata I · Periodo: 1806–1843
Il 21 novembre 1806 Napoleone Bonaparte firma da Berlino il decreto che chiude i porti europei ai commerci britannici. L’obiettivo è strangolare l’economia inglese. L’effetto collaterale è la crisi immediata di chi di quel commercio vive. Gian Giacomo Egg, commerciante di filati originario del villaggio di Ellikon an der Thur nel cantone di Zurigo, si trova da un giorno all’altro senza materia prima e senza mercati.
Ci sono imprenditori che nella crisi vedono la fine. Egg vede un’opportunità. La vede lontano, oltre le Alpi, verso un regno che il blocco napoleonico ha paradossalmente avvantaggiato: il Regno di Napoli, dove il cotone comincia a crescere nelle pianure campane e dove non esiste ancora nessuna industria tessile meccanizzata degna di quel nome.
La scelta di Piedimonte
Egg non è un improvvisatore. Già nel 1790 era arrivato a Napoli come agente commerciale, e aveva imparato a leggere il Mezzogiorno. Quando decide di impiantare una filanda, studia il territorio con metodo. La scelta ricade su Piedimonte d’Alife: una città di circa quattromila abitanti ai piedi delle pendici meridionali del Matese, solcata da due fiumi — il Torano e il Maretto — con una popolazione che ha già una tradizione artigianale tessile.
Sono due i fattori che determinano la scelta in modo decisivo. Il primo è geografico: la confluenza dei corsi d’acqua crea nel punto identificato da Egg la massima velocità della corrente, e dunque la massima capacità di sfruttarne la forza per muovere le macchine. Non è una valutazione estetica: è ingegneria applicata. Il secondo fattore, che alcuni storici riportano con una certa tenerezza, è più personale: quel paesaggio gli ricordava la Svizzera.
Murat, Carolina e il convento del Carmine
Nel 1812 Egg si trasferisce definitivamente a Napoli. Il trono è occupato da Gioacchino Murat, cognato di Napoleone, che governa il regno con visione modernizzatrice. Egg chiede e ottiene di utilizzare gratuitamente il vasto convento del Carmine, abbandonato dopo lo scioglimento dell’Ordine dei Carmelitani. È Carolina Bonaparte — moglie di Murat — a concederne l’uso con decreto dell’8 giugno 1812.
L’accordo è vantaggioso su entrambi i fronti. Il governo ottiene uno stabilimento industriale moderno nel Mezzogiorno. Egg ottiene locali enormi senza affitto, nel punto esatto in cui il Torano e il Maretto si trovano a breve distanza: quello stesso spazio che oggi, dopo la copertura del fiume negli anni Settanta, porta il nome di Piazza Carmine.
Le ruote del Torano: una rivoluzione energetica
Il cantiere di trasformazione del convento è imponente. Egg fa canalizzare le acque del Torano e installa ruote idrauliche nel cortile dello stabilimento. Al piano terra trovano posto i macchinari pesanti; al primo piano cardi e laminatoi; al secondo e al terzo i filatoi. Nel cortile le ruote d’acqua, gli impianti di lavaggio, imbiancatura e tintoria. Una fonderia e un’officina meccanica completano il complesso.
Nel Mezzogiorno del 1813, nessuno aveva mai visto un impianto simile. Non si trattava solo di macchine: si trattava di un sistema energetico completamente diverso da qualsiasi cosa esistesse nel territorio. L’acqua del Matese che scende verso il Volturno muove i fusi. È la prima volta che accade nel Regno di Napoli su questa scala.
Il sistema a ruote idrauliche
L’energia idraulica applicata all’industria tessile era già nota in Inghilterra e Svizzera, ma era del tutto assente nel Mezzogiorno. Egg scelse deliberatamente di non usare la macchina a vapore — tecnologicamente disponibile ma dipendente dal carbone, difficile da approvvigionare nel territorio interno campano. Il Torano offriva energia gratuita, continua e locale. Fu una scelta industriale razionale che anticipò di molti decenni il concetto di fonte rinnovabile per uso produttivo.
Maestranze svizzere, filatrici locali, macchine inglesi
Con Egg arrivano a Piedimonte circa duecento lavoratori specializzati dalla Svizzera, con le rispettive famiglie. In pieno inverno 1812–1813, una colonna di persone percorre le strade che portano alle falde del Matese portando con sé una tecnica industriale che nel Mezzogiorno non esiste. Le prime cento filatrici locali vengono avviate alla produzione accanto alle maestranze svizzere.
Le macchine arrivano dall’Inghilterra: telai meccanici di ultima generazione, mai visti nel Regno di Napoli. Egg li fa installare insieme alle macchine per filare costruite in parte localmente, in parte importate. Gennaio 1813: il cotonificio di Piedimonte d’Alife è operativo.
Egg introduce anche la coltivazione della patata sul Matese, fatta arrivare dalla Svizzera nel 1813 per uso interno alla colonia di lavoratori e poi distribuita tra gli spaccalegna e i fittavoli delle zone montane. In pochi anni diventa un settore economico nuovo per il territorio, con ventimila sacchi l’anno venduti in gran parte a Napoli.
Cotone, non lana: una scelta che dice tutto
Piedimonte d’Alife aveva già una tradizione tessile quando Egg arriva. Ma era una tradizione basata sulla lana — la fibra che il Matese produceva direttamente attraverso le greggi che percorrevano i tratturi regi verso le pianure. Una materia prima locale, continua, non dipendente da rotte commerciali internazionali.
Egg scelse il cotone. Una fibra industriale, importata, soggetta alle oscillazioni del mercato globale: esattamente ciò che il blocco napoleonico del 1806 aveva interrotto. La domanda è legittima: se avesse lavorato la lana del Matese invece del cotone del commercio internazionale, lo stabilimento sarebbe stato più fragile o più radicato? La risposta non è scontata. Il cotone era la fibra del futuro industriale; la lana era l’economia pastorale che già declinava. Ma la crisi del 1806 e poi il colpo del 1861 colpirono esattamente perché la produzione dipendeva da variabili esterne al territorio — materia prima e protezione doganale — mentre la risorsa locale irriproducibile, l’acqua del Torano, non sarebbe mai venuta meno.
Il territorio oggi
Lo spazio dove sorgeva il cotonificio — tra il Torano e il Maretto — è oggi Piazza Carmine, il centro vitale di Piedimonte Matese. Il fiume Torano fu coperto nel 1965, dopo che le sue acque erano state deviate nell’acquedotto campano nel 1963. Di quell’acqua che mosse per oltre un secolo i fusi di Egg non resta traccia visibile in superficie. I Giardini Egg, in centro città, ospitano ora un monumento all’imprenditore svizzero.
Gian Giacomo Egg: un profilo
Johann Jakob Egg nasce nel 1765 a Ellikon an der Thur. La sua famiglia aveva già nel 1630 acquistato edifici che nel 1803 trasformò in un cotonificio meccanico in Svizzera. Egg dunque non è un avventuriero: viene da una dinastia di produttori tessili che conosce il mestiere da generazioni. Muore a Piedimonte d’Alife nel 1843, dopo trent’anni trascorsi alle falde del Matese. Non ha figli. L’azienda passa ai nipoti.
Del suo aspetto non esisteva, fino a tempi recenti, nessun ritratto noto a Piedimonte. Quasi tutti i dipinti realizzati in città sono tornati in Svizzera nelle collezioni di famiglia. Fa eccezione un polittico conservato da un collezionista locale: quattro tavole accostate che mostrano il panorama di Piedimonte visto dalla torretta della fabbrica, con Egg che si ritrae mentre dipinge, e un cartiglio in tedesco con la legenda dei luoghi.
Alla morte di Gian Giacomo nel 1843, il cotonificio è già la più grande industria del Regno delle Due Sicilie. Cosa accade nei decenni successivi — tra l’apogeo assoluto e il colpo dell’Unificazione — è il tema della puntata due.
Matese.bike · Redazione · Il cotonificio sul Matese, Puntata I
