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Il cotonificio sul Matese — 2. L’apogeo e il conto dell’Unità







Il cotonificio sul Matese — Puntata 2 di 3

Storia del territorio · Piedimonte d’Alife, XIX secolo

L’apogeo e il conto
dell’Unità

Dai duemilaquattrocento addetti e i telai Jacquard alla visita di Ferdinando II, fino al colpo doganale del 1861 che licenzia seicento operai in un giorno

Matese.bike · Miniserie “Il cotonificio sul Matese” · Puntata II · Periodo: 1813–1888

Dove eravamo rimasti. Gian Giacomo Egg aveva trasformato il convento del Carmine in una filanda meccanica alimentata dalle acque del Torano. Era il 1813. Uno stabilimento su quattro piani, duecento lavoratori svizzeri, macchine inglesi mai viste nel Mezzogiorno. Questa puntata copre i decenni dell’espansione massima, fino al momento in cui l’Unificazione d’Italia capovolge in poche settimane le condizioni di mercato che avevano reso possibile tutto.

Dalla piccola filanda del 1813 alla grande industria degli anni Quaranta: la crescita del cotonificio Egg segue una traiettoria lineare e documentata. Nel 1834, vent’anni dall’avvio, i giornali dell’epoca descrivono la filanda di Egg come il più grande e moderno stabilimento industriale del Regno. In quell’anno lavorano nello stabilimento 1.300 operai manifatturieri. La popolazione di Piedimonte, che nel 1815 contava 5.400 abitanti, sale a 8.500 nel 1838: la città cresce intorno alla fabbrica.

I numeri dell’apogeo

2.400Addetti nel 1845
9.000Fusi attivi nel 1840
50Telai meccanici nel 1840
170Primi telai Jacquard del Regno

Nel 1845 la cifra degli addetti raggiunge il picco: duemilaquattrocento persone lavorano per Egg, tra lo stabilimento e il lavoro a domicilio. È un dato che non ha paralleli nel Mezzogiorno dell’epoca. Il cotonificio è tra i pochi a ciclo completo in tutta Italia con queste dimensioni, e sopravanza persino gli stabilimenti del Salernitano nati per iniziativa di svizzeri usciti dalla cerchia di Egg.

I telai Jacquard e il primato tecnologico

Un dettaglio tecnico descrive meglio di qualunque statistica il livello raggiunto dall’impianto piedimontese: i primi centosettanta telai Jacquard del Regno di Napoli funzionano a Piedimonte d’Alife. Il telaio Jacquard — inventato in Francia nel 1804 e capace di produrre tessuti a disegno complesso in modo automatizzato — rappresenta nell’Ottocento lo stato dell’arte della tessitura meccanica.

La produzione al culmine

Con i suoi cinquecento telai, il cotonificio Egg produce quasi quattromila quintali l’anno di cotone filato e circa trentamila pezze di tessuto. La gamma comprende cotoni, lini, fazzoletti, tele damascate per tovaglieria e tessuti all’uso di Fiandra. La macchina di Jacquard applicata ai telai piedimontesi permette la produzione di disegni complessi che prima richiedevano la lavorazione manuale specializzata di un singolo tessitore.

Le fanciulle del Real Albergo dei Poveri

Tra i duemilaquattrocento addetti figurano anche alcune centinaia di fanciulle mandate a Piedimonte dal Real Albergo dei Poveri di Napoli: orfane, figlie di genitori ignoti, ragazze bisognose di inserirsi nella società. Egg le accoglie nello stabilimento come apprendiste, procura loro un alloggio, ne cura l’educazione e garantisce a ciascuna una dote di venticinque ducati.

La convivenza non è priva di tensioni. Le fonti storiche segnalano che il regime di vita imposto alle ragazze è rigido, e che in più occasioni reclamano spazi di libertà maggiori. Alcuni storici locali identificano in questi episodi le prime forme di rivendicazione femminile nel lavoro documentate nel territorio matesino. Alcune di queste donne si sposano a Piedimonte e vi rimangono: un ulteriore filo tra la colonia svizzera e la popolazione locale.

La visita di Ferdinando II (1841)

Il 17 aprile 1841 il re Ferdinando II — lo stesso sovrano che pochi anni prima aveva inaugurato la Napoli-Portici, prima ferrovia d’Italia, e che aveva fama di interesse per la scienza e la tecnologia — arriva a Piedimonte e trascorre buona parte della giornata nella visita dello stabilimento.

«Il re si ferma a lungo nello stabilimento. Poi in chiesa, poi al palazzo dei Gaetani. Il sindaco con il decurionato lo incontra soltanto di passaggio.»

Quella visita ha un valore simbolico preciso: il cotonificio di Piedimonte è riconosciuto dalla monarchia borbonica come modello industriale, sostenuto dal protezionismo doganale che tiene fuori la concorrenza straniera. È un equilibrio che regge per circa un decennio ancora. Poi cambia tutto.

L’Esposizione di Firenze 1861

Nel 1861, anno dell’Unificazione, il cotonificio partecipa all’Esposizione Italiana di Firenze. La relazione dei giurati registra che la ditta G.G. Egg di Piedimonte d’Alife invia filati, madapolam, tessuti greggi e tessuti damascati per tovaglie. La produzione annua a quella data è ancora di 480.000 kg di filati e 1.700.000 di tessuti di cotone e lino, per un valore di un milione di lire oro. Ma quella stessa esposizione si svolge già in un contesto radicalmente cambiato.

Il colpo dell’Unità: 600 licenziati in un giorno

L’abolizione del protezionismo borbonico apre il mercato meridionale alla concorrenza straniera senza periodo di transizione. I tessuti inglesi, più economici e prodotti in scala industriale maggiore, entrano liberamente. Per uno stabilimento che aveva costruito la propria posizione sul mercato interno protetto, è un colpo immediato e devastante.

«600 operai licenziati»

A Piedimonte, nell’immediato post-unitario, vengono licenziati seicento operai. In una città che aveva costruito la propria crescita demografica intorno alla fabbrica, è una frattura sociale netta. La produzione continua — ma su scala ridotta, con margini compressi, senza più la protezione doganale che aveva reso possibile l’espansione degli anni Quaranta.

La terza generazione degli Egg tenta di rispondere ammodernando gli impianti. Ma i costi dell’aggiornamento tecnologico, sommati alla pressione della concorrenza e ai debiti accumulati anche da scavi archeologici condotti nei terreni di famiglia ad Alife, portano progressivamente all’insolvenza. Nel 1875 muore Gian Gaspare. Gli succede il figlio Gian Giacomo, omonimo del prozio capostipite. Nel 1885, sommerso dai debiti, è costretto a cedere l’azienda a un altro svizzero: Amedeo Berner.

Gian Giacomo Egg junior — nato e cresciuto a Piedimonte d’Alife — lascia la città e si trasferisce a Zurigo, dove muore nel 1923. Con lui finisce la presenza della famiglia nel territorio matesino.

Con i Berner arriva a Piedimonte la terza rivoluzione energetica del cotonificio: non più solo le ruote idrauliche del Torano, ma centraline elettriche che illuminano la fabbrica e la città. Come accade, e come finisce, è il tema della puntata tre.

Matese.bike · Redazione · Il cotonificio sul Matese, Puntata II

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