Il Parco Nazionale del Matese è il 74% più esteso del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Ma l’estensione non è esperienza. Quello che il PNALM ha costruito in un secolo — modelli di tutela, economia compatibile, governance del territorio — è il patrimonio più prezioso che il Matese può ereditare.
Dove eravamo rimasti. Gli episodi precedenti hanno costruito i due scenari prospettici: il Parco che genera economia compatibile (Scenario A) e il Parco che non genera economia e lascia il territorio all’abbandono progressivo (Scenario B). Questo episodio introduce un terzo elemento — non uno scenario, ma un parametro di misura. Prima di chiedersi cosa può diventare il Parco Nazionale del Matese, conviene guardare cosa ha già dimostrato di poter diventare un parco appenninico con cent’anni di pratica.
Un fatto che sorprende
Il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise è il parco più antico dell’Appennino. Istituito nel 1923, conta oltre un secolo di gestione continuativa, ha attraversato soppressioni e ripristini, ha costruito modelli di conservazione diventati riferimento internazionale. La sua superficie è di 50.500 ettari.
Il Parco Nazionale del Matese, istituito con decreto ministeriale il 22 aprile 2025, misura 87.897,7 ettari.
Il Matese è il 74% più esteso del suo modello di riferimento appenninico più prossimo. Quasi il doppio. Eppure parte da zero sul piano gestionale, mentre il PNALM parte da cent’anni di apprendimento consolidato.
Questa asimmetria — un territorio più grande, con meno storia — è il punto di partenza di questo episodio. Non per fare paragoni impropri, ma per identificare ciò che è trasferibile: i modelli, le pratiche, gli errori già commessi altrove che non è necessario ripetere.
Quello che un secolo dimostra
Il PNALM non è semplicemente un parco che esiste da lungo tempo. È un laboratorio che ha prodotto risultati verificabili su quattro fronti: la conservazione della fauna, la zonazione del territorio, l’economia compatibile e il turismo sostenibile. Ognuno di questi fronti è direttamente rilevante per il Matese.
La conservazione della fauna
Il risultato più noto del PNALM è la tutela dell’orso bruno marsicano (Ursus arctos marsicanus), sottospecie endemica dell’Appennino centrale che senza l’istituzione del Parco nel 1923 sarebbe probabilmente estinta. La popolazione stimata all’interno del PNALM è oggi di circa 50 individui — una cifra che appare piccola finché non si considera che negli anni Settanta si contavano poche decine di esemplari certi, e che ogni individuo rappresenta un’unità evolutiva irripetibile.
Il quadro attuale non è però un successo lineare. L’ISPRA ha stimato un rischio del 17% di estinzione della sottospecie entro cento anni, dovuto principalmente alla mortalità antropica: persecuzione diretta, incidenti stradali, frammentazione dell’habitat. Il Parco ha risposto con strumenti concreti: il PATOM (Piano d’Azione per la Tutela dell’Orso Marsicano), il progetto europeo LIFE Bear-Smart Corridors per lo sviluppo di corridoi di coesistenza con le comunità locali, e un campionamento genetico estensivo — finanziato con fondi PNRR nell’ambito del progetto DIGITAP — avviato tra 2024 e 2025 per aggiornare la stima di popolazione, ferma al 2014.
Accanto all’orso, il sistema di tutela include il camoscio appenninico (Rupicapra pyrenaica ornata), specie endemica del parco, il lupo appenninico, il cervo, l’aquila reale. Le aree faunistiche di Pescasseroli, Civitella Alfedena, Opi e Villavallelonga non sono zoo: sono strutture che combinano funzione conservazionistica e funzione educativa, permettendo ai visitatori di osservare le specie simbolo senza disturbare le popolazioni selvatiche.
Per il Matese questo modello ha una rilevanza diretta. Il lupo appenninico già frequenta i versanti del massiccio. Una coppia di aquile reali nidifica in un sito storico documentato. Il capriolo è stato reintrodotto nel 2008. Le condizioni naturali esistono; manca ancora il sistema di monitoraggio e presidio che le trasformi in un patrimonio gestito.
La zonazione come strumento di governo
Il PNALM ha sviluppato nel tempo una zonazione articolata in quattro fasce concentriche — Riserva integrale, Riserva generale, Protezione, Sviluppo — con regole di accesso progressivamente più aperte dal nucleo verso la periferia abitata. La superficie di Riserva integrale è di 4.400 ettari, pari a meno del 9% del totale: una proporzione che testimonia come anche il parco più antico d’Appennino non sia sinonimo di intoccabilità diffusa, ma di differenziazione ragionata del regime di tutela.
Questa struttura non è un dettaglio tecnico: è ciò che rende possibile la coesistenza tra conservazione rigorosa e attività umane compatibili. Per il Matese, che ha ricevuto con il decreto istitutivo del 22 aprile 2025 una propria zonazione provvisoria su 87.897,7 ettari, il modello PNALM offre un riferimento su come quella zonazione possa tradursi in regole operative concrete — e su quali errori evitare nella fase di definizione del Piano del Parco.
Il sistema di ricerca scientifica
Il PNALM mantiene un’Area Scientifica interna con personale dedicato al monitoraggio sistematico di fauna e flora, integrata dalla collaborazione con università ed enti di ricerca. Il 5×1000 destinato all’Ente viene utilizzato specificamente per integrare i fondi ordinari di ricerca, segnalando che il monitoraggio è considerato infrastruttura, non accessorio. Nel 2017 cinque nuclei di faggete vetuste — per oltre 1.000 ettari tra i comuni di Lecce nei Marsi, Opi, Pescasseroli e Villavallelonga — sono stati riconosciuti patrimonio mondiale UNESCO: un risultato che non sarebbe stato possibile senza decenni di documentazione scientifica continuativa.
La Carta Europea del Turismo Sostenibile
Dal 2011 il PNALM detiene la Carta Europea del Turismo Sostenibile (CETS), certificazione rilasciata da Europarc Federation alle aree protette che adottano un piano quinquennale di gestione turistica verificabile. La CETS non è un marchio promozionale: è uno strumento di governance che obbliga il Parco a definire obiettivi misurabili e a rendicontarli periodicamente, coinvolgendo operatori locali in un Forum permanente. Il sistema del Marchio del Parco — concesso a strutture ricettive e produzioni tipiche che rispondono a standard di qualità compatibili con le finalità istituzionali — completa il quadro, creando un circuito economico riconoscibile e verificabile.
Attira oggi oltre un milione di visitatori ogni anno, su un territorio di 50.500 ettari. Non ci è arrivato subito, e non ci è arrivato lasciando fare: è il risultato di una scelta esplicita di turismo selettivo e lento, fatta decenni fa contro la pressione degli interessi dello sviluppo intensivo.
La differenza di scala e cosa cambia
PNALM: 50.500 ettari — 25 comuni — istituito 1923 — oltre 1.000.000 visitatori/anno
Parco Nazionale del Matese: 87.897,7 ettari — istituito 2025 — gestione provvisoria in corso
Il Matese è più grande del 74%. Ha davanti a sé la stessa curva di apprendimento che il PNALM ha percorso in cent’anni, ma con la possibilità di percorrerla in modo più consapevole.
Un territorio più esteso non è semplicemente un territorio più grande da gestire: è un territorio con dinamiche ecologiche diverse, con una maggiore varietà di habitat e di pressioni, con una periferia abitata più lunga e più complessa da integrare. Il PNALM gestisce 25 comuni su 50.500 ettari. Il Matese ne coinvolge un numero comparabile su quasi il doppio della superficie, distribuita su due regioni — Campania e Molise — con storie amministrative, aspettative e capacità istituzionali diverse.
Questa complessità non è un ostacolo in più: è la ragione per cui il modello PNALM va studiato con attenzione critica, non importato meccanicamente. Ciò che ha funzionato su 50.500 ettari in Abruzzo non si scala automaticamente su 87.897 ettari tra Campania e Molise. Ma i principi — la zonazione ragionata, il turismo selettivo, la ricerca scientifica come infrastruttura, la governance condivisa con le comunità locali — sono trasferibili. La forma specifica che assumeranno nel Matese dipenderà da scelte che il comitato di gestione provvisorio e, in prospettiva, il futuro Ente Parco dovranno compiere con cognizione di causa.
Cosa il Matese può fare che il PNALM non ha potuto
C’è un vantaggio reale nell’arrivare secondi, e non è banale: si può scegliere. Il PNALM ha costruito i suoi modelli per tentativi, spesso in assenza di riferimenti comparabili, con strumenti analogici, con reti di comunicazione lente, con una capacità di raccolta dati radicalmente diversa da quella disponibile oggi. Il Matese può partire da un patrimonio di pratiche documentate, di errori catalogati, di soluzioni verificate — e può farlo con una dotazione tecnologica che nel 1923, ma anche nel 1976 e nel 1990, non esisteva nemmeno come ipotesi.
Questo è il punto che merita di essere detto con chiarezza, perché cambia la natura stessa del problema. Il Matese non si trova semplicemente a dover fare ciò che ha fatto il PNALM: si trova a poterlo fare in modo strutturalmente diverso, più efficiente e più misurabile, a condizione di scegliere consapevolmente gli strumenti giusti fin dall’inizio.
Il foglio bianco come vantaggio competitivo
Il PNALM ha costruito la sua infrastruttura gestionale su strati sovrapposti di decisioni storiche, alcune delle quali difficilmente reversibili: sentieri aperti dove oggi si vorrebbe chiudere, accordi con operatori locali che vincolano le scelte future, abitudini dei visitatori consolidate da decenni. Ogni parco con cent’anni di storia porta con sé anche cent’anni di inerzie.
Il Matese non ha ancora nessuna di queste inerzie. Il foglio bianco è uno svantaggio sul piano della governance — tutto è da costruire, nessuna procedura è consolidata — ma è un vantaggio sul piano della progettazione: ogni scelta può essere fatta con criterio, senza dover negoziare con il passato. I percorsi fruibili possono essere definiti prima che si consolidino le aspettative; il sistema di monitoraggio può essere progettato prima che i dati vadano perduti; le regole di accesso possono essere scritte prima che le abitudini le rendano impraticabili.
Le tecnologie che cambiano la scala del possibile
Quando il PNALM ha iniziato a costruire il suo sistema di monitoraggio faunistico, contare gli orsi richiedeva campionamenti fisici sul campo, settimane di lavoro, margini di errore enormi. Il primo censimento genetico affidabile è del 2004 — ottant’anni dopo l’istituzione del Parco. Oggi lo stesso tipo di campionamento si affianca a fototrappole con riconoscimento automatico degli individui, a reti di sensori acustici che mappano la presenza del lupo a distanza, a piattaforme di analisi del DNA ambientale che permettono di rilevare la presenza di specie da un campione d’acqua o di suolo.
Per il Matese questo significa che il punto di partenza del monitoraggio è radicalmente diverso da quello da cui ha dovuto partire il PNALM. Non è necessario aspettare decenni per avere una baseline affidabile: è possibile costruirla in pochi anni, con una densità di dati che il PNALM ha raggiunto solo recentemente e con fatica.
Lo stesso vale per la fruizione. Le tracce GPS georeferenziate condivise in tempo reale, le app di citizen science, i sistemi di conteggio automatico degli accessi, le piattaforme che regolano i flussi nelle aree sensibili: sono tutti strumenti che il Matese può adottare come standard fin dal primo anno, mentre il PNALM li sta ancora integrando in una struttura costruita prima che esistessero.
Un sistema di monitoraggio faunistico attivo dal primo anno di gestione, non dall’ottantesimo. Percorsi per il turismo lento — a piedi, in bici, in moto — progettati con la zonazione come vincolo, non rinegoziati dopo che le abitudini li hanno resi inamovibili. Un archivio georeferenziato delle condizioni del territorio che costituisce la baseline per il reporting obbligatorio ai sensi della Direttiva Habitat. Una rete di citizen science strutturata fin dall’inizio, non aggiunta tardivamente come complemento. Questi non sono scenari ottimistici: sono scenari tecnicamente praticabili, oggi, a condizione che le scelte iniziali vengano fatte con questa consapevolezza.
La combinazione dei tre elementi — l’esperienza documentata del PNALM, gli strumenti tecnologici oggi disponibili, e la libertà progettuale del foglio bianco — è una condizione che nessun parco nazionale italiano ha mai avuto all’atto della propria istituzione. È uno scenario entusiasmante nel senso più preciso del termine: non perché le cose andranno necessariamente bene, ma perché esiste un’opportunità concreta che in altri momenti storici non avrebbe potuto avere questa forma. Tutti i contorni sono ancora da definire. E questa, per una volta, è una buona notizia.
In questo quadro, il moto adventure non è un’attività da tollerare ai margini del sistema: è uno degli strumenti più efficienti di copertura territoriale capillare. Chi percorre i versanti del Matese con una moto da enduro o adventure vede il territorio nella sua continuità, nei suoi angoli nascosti, nelle sue criticità. Quella capacità di attraversamento, se incanalata in un sistema di segnalazione strutturata — tracce GPS validate, osservazioni georeferenziate, documentazione fotografica standardizzata — diventa una risorsa tecnica diretta per il Parco, compatibile con i protocolli di citizen science già in uso nelle aree protette più avanzate.
Il modello PNALM ha identificato nella zonazione la condizione che rende compatibile la fruizione motorizzata con la tutela. Il Matese, partendo da quella lezione già acquisita e disponendo di strumenti GPS e piattaforme di condivisione dati che il PNALM sta ancora integrando nella sua struttura storica, può costruire fin dall’inizio un sistema di percorsi concordati con l’Ente — invece di dover negoziare retroattivamente l’accesso su tracce già consolidate.
La condizione che rende possibile tutto questo
Imparare da un modello esistente, sfruttare gli strumenti tecnologici disponibili, progettare su un foglio bianco: tutto questo richiede una condizione preliminare che per il Parco Nazionale del Matese non è ancora pienamente soddisfatta. Richiede che esista un soggetto capace di apprendere e di scegliere. Il comitato di gestione provvisorio, nominato l’11 agosto 2025, è un organo temporaneo con poteri limitati. L’istituzione definitiva — che richiede un Decreto del Presidente della Repubblica subordinato all’intesa tra Regione Campania, Regione Molise e Ministero dell’Ambiente — non è ancora perfezionata.
Questo significa che il periodo attuale è al tempo stesso il più fragile e il più importante: è la fase in cui si formano le abitudini, si costruiscono le reti di relazioni, si stabiliscono le aspettative reciproche tra il Parco nascente e le comunità locali. È la fase in cui l’opportunità può essere colta o dispersa — non per un errore eclatante, ma per la somma silenziosa di scelte fatte senza la consapevolezza di ciò che stavano precludendo.
Il foglio bianco non dura per sempre. Prima che le abitudini lo riempiano da sole, conviene sapere cosa si vuole scriverci.
Note e fonti
Superficie PNALM: Ente Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, documentazione istituzionale — parcoabruzzo.it.
Superficie Parco Nazionale del Matese: Decreto Ministeriale MASE n. 101 del 22 aprile 2025.
Popolazione orso marsicano e rischio estinzione: ISPRA, contributo tecnico 2025; PNALM, FAQ sull’orso — parcoabruzzo.it.
PATOM 2022–2024: Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica — mase.gov.it.
Campionamento genetico DIGITAP 2024–2025: PNALM, comunicato ufficiale — parcoabruzzo.it.
Faggete vetuste UNESCO 2017: Wikipedia voce PNALM, con rimando alle fonti UNESCO.
CETS dal 2011: Piano pluriennale economico e sociale PNALM, deliberato dalla Comunità del Parco il 28 giugno 2013 — parcoabruzzo.it.
Visitatori annui e superficie: Regione Abruzzo / Abruzzo Turismo — abruzzoturismo.it.
